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LEONE GINZBURG: UNA PASSIONE CIVILE
di Florence Mauro


Attraverso la vita e l’opera di Leone Ginzburg, il ritratto di un’epoca e di una generazione che ha saputo coniugare etica e rigore intellettuale alla capacità di agire per affermare un cambiamento concreto. Un esempio perduto per sempre?





“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” scrive Giuseppe Tomasi di Lampedusa del suo paese ne Il gattopardo. Una delle caratteristiche dell’Italia è di andare avanti senza aver risolto una parte dei suoi più classici problemi, fra i quali quelli legati ai disequilibri fra le regioni, alla criminalità organizzata, ai rapporti tra le élite e le masse, alla legittimità dello Stato, alla tormentata costruzione di una nazione, alla formazione difficoltosa di una cultura civica. Ma soprattutto, all’indomani della guerra, il fascismo sembra dissolversi senza lasciare traccia, a parte le rovine. Quando Mussolini viene arrestato nel luglio del 1943, il regime sprofonda, il partito, le milizie, il tribunale speciale sembrano dissolversi all’improvviso. Una dittatura sprofonda. E’ stata una parentesi? No. Infatti nessun dibattito in Italia segue questo periodo politico, un periodo cruciale, troppo violento per non avere segnato le coscienze. Nessuna messa in discussione delle diverse ragioni che hanno spinto gli italiani ad aderire in massa al fascismo a un dato momento. In Germania, una riflessione c’è stata. In Italia, niente.

Nel 1943, la caduta del fascismo è seguita da una ricostituzione: la repubblica sociale italiana o Repubblica di Salò, protettorato nazista che domina la pianura del Po fino al 1945. Nel 1946, nasce il MSI, Movimento Sociale Italiano. La funzione pubblica, moltiplicata per due, offre promozione e sicurezza. Nel nome della continuità dello stato, l’epurazione amministrativa è benigna; quanto all’epurazione giudiziaria, essa è terribilmente compiacente: nel 1954 la giustizia militare assolve dei soldati che hanno ucciso qualche centinaio di Resistenti, perché avrebbero obbedito a un governo che essa considera legittimo. Si dimenticano anche le numerose atrocità commesse in Etiopia e si minimizza l’antisemitismo del periodo antecedente al 1943.

Nessun dibattito, anche se la dittatura ha lasciato moltissime tracce e ha fortemente pesato sulla struttura democratica italiana. E per delle buone ragioni. Il 28 aprile 1945, Benito Mussolini viene giustiziato. Il 22 giugno 1946: amnistia politica. Un anno solo separa questi due eventi… L’inizio dell’Italia senza memoria.



Leone Ginzburg: una passione civile


regia diFlorence Mauro
fotografia diGertrude Baillot
audio in presa diretta diClaire Anne Largeron, Gianluca Costamagna
organizzazione generaleMelanie Gerin
direttore di produzioneAnnalisa Palisca
prodotto da Enrica Capra (GraffitiDoc)
Dominique Gibrail (Zadig Productions)
in coproduzione conZadig Productions, Paris